Atmosfera tutta Italiana e vintage style quest’anno per la Festa della Mamma! L’idea mi è partita da alcune vecchie placche in ceramica anni ’50, di quelle che si era soliti appendere al muro con le scritte sopra di vario genere.
Ne ho trovate tre molto carine, due delle quali sono dedicate proprio alla Mamma! Sono deliziosamente kitsch e italianissime, pensando al posto d’onore che le Mamme hanno sempre occupato nella nostra mentalità italiana e mediterranea. Ho deciso quindi di abbandonare momentaneamente le atmosfere francesi per focalizzarmi sull’Italia, dando alcuni spunti per una decorazione in stile vintage tutto Italiano.

Placche antiche in ceramica festa della mamma

 

Placche antiche in ceramica festa della mamma - Santa Rita

Placca in ceramica a forma di casetta con preghiera a Santa Rita souvenir di Cascia anni ’50 in vendita su Etsy €40

 

 

Placche antiche in ceramica festa della mamma libro

Placca in ceramica a forma di libro con scritta dedicata alla mamma Ceramica Titano Repubblica di San Marino anni ’50 in vendita su Etsy €30

 

Placca antica in ceramica festa della mamma casetta

Placca in ceramica a forma di casetta con frase festa della Mamma anni ’50 in vendita su Etsy €36

Festa della mamma: la storia

Ho fatto alcune ricerche perchè, come sempre, sono incuriosita dalla storia delle ricorrenze che vengono festeggiate. La festa della mamma è una ricorrenza civile, celebrata in onore della figura della madre, della maternità e dell’influenza sociale delle madri.
Non esiste un unico giorno dell’anno in grado di accomunare tutti gli Stati in cui l’evento è festeggiato: in quasi due terzi di questi paesi, la festa è celebrata nel mese di maggio, mentre circa un quarto di essi la festeggia a marzo.

 

La festa della mamma in Italia

La festa della mamma come la si intende oggi è nata a metà degli anni ‘50 in due diverse occasioni, una legata a motivi di promozione commerciale e l’altra invece a motivi religiosi.

La prima risale al 1956, il sindaco di Bordighera, in collaborazione con il presidente dell’Ente Fiera del Fiore e della Pianta ornamentale di Bordighera, prese l’iniziativa di celebrare la festa della mamma a Bordighera, al Teatro Zeni; successivamente la festa si svolse al Palazzo del Parco.

La seconda risale all’anno successivo e ne fu protagonista il parroco di Tordibetto di Assisi, in Umbria, il 12 maggio 1957. L’idea di Don Migliosi fu quella di celebrare la mamma non già nella sua veste sociale o biologica, ma nel suo forte valore religioso, cristiano anzitutto ma anche interconfessionale, come terreno di incontro e di dialogo delle varie culture tra loro. Da allora, ogni anno, la parrocchia di Tordibetto celebra ufficialmente la Festa con importanti manifestazioni a carattere religioso e culturale. Sempre a Tordibetto è localizzato, unico in Italia, un “Parco della Mamma”, con al centro una statua della maternità, opera dello scultore Enrico Manfrini.

Nel 1958 fu presentato al Senato della Repubblica un disegno di legge tendente a ottenere l’istituzione della festa della mamma. L’iniziativa suscitò un dibattito in Senato, che si prolungò anche nell’anno successivo: alcuni senatori ritenevano inopportuno che sentimenti così intimi fossero oggetto di norma di legge e temevano che la celebrazione della festa potesse risolversi in una fiera di vanità.
La festa comunque prese ugualmente campo in tutta Italia, e, secondo alcune fonti, fu celebrata inizialmente l’8 maggio. La data fu in seguito spostata alla seconda domenica di maggio. Secondo altre fonti, invece, la festa fu sempre celebrata, come anche attualmente si fa, nella seconda domenica di maggio.

In questa occasione, i bambini offrono regali alle loro madri, come disegni o altri lavoretti, che molto spesso hanno realizzato a scuola; comune è anche l’usanza di recitare poesie dedicate alla mamma, anch’esse studiate a scuola.

 

La festa della mamma nel mondo

Negli Stati Uniti nel maggio 1870, Julia Ward Howe, attivista pacifista e abolizionista, propose di fatto l’istituzione del Mother’s Day for Peace (Giornata della madre per la pace), come momento di riflessione contro la guerra, ma l’iniziativa non ebbe successo.

Anna Jarvis celebrò la festa moderna Mother’s Day (Giornata della madre) per la prima volta nel 1908, sotto forma di un memoriale in onore di sua madre, un’attivista a favore della pace. La celebrazione di Jarvis si diffuse e divenne molto popolare, tanto che fu ufficializzata dal presidente Woodrow Wilson nel 1914, quando il Congresso deliberò di festeggiarla la seconda domenica di maggio, come espressione pubblica di amore e gratitudine per le madri.

Con l’andare del tempo questa festività si è evoluta in una festa commerciale, il cui volume di affari è superato solo dalle festività natalizie.

La festa venne introdotta nel 1917 in Svizzera, nel 1918 in Finlandia, nel 1919 in Norvegia e in Svezia, nel 1923 in Germania e nel 1924 in Austria. Successivamente molti altri Paesi introdussero anch’essi la ricorrenza.

 

I cestini Lenci

Tornando a focalizzarci sull’Italia ho deciso di proporre due stupendi e rari cestini da lavoro in rattan, decorati con fiorellini di “panno lenci” e con piccoli uccellini di legno, sono stati prodotti dalla famosa ditta Torinese Lenci negli anni ‘30.
Accuratissimi nei dettagli, come tutte le bambole e gli elementi d’arredo prodotti da questa mitica azienda, potrebbero essere dei favolosi regali per una mamma collezionista, amante del vintage che cerca un cestino da lavoro veramente speciale!

Cestini Lenci

 

Cestino azzurro Lenci

Antico cestino da lavoro in vimini marcato Lenci decoro con fiori di panno ed uccellino in legno dipinto, epoca anni ’30 in vendita su Etsy €250

 

 

Cestino Lenci - Festa della mamma

 

Pensate che carini con dentro i piccoli bottoncini in plastica anni ’50, azzurri a forma di cestino con i fiori, oppure tondi con i fiorellini!

Bottoncini azzurri vintage

 

Bottoncini vintage con fiorellini

 

Bottoncini vintage - Set di 3 fogli

 

Deliziose anche le applicazioni da modista in panno lenci con piccole bacche, ideali da collezionare oppure da usare per abbellire cappelli e abitini di bambole d’epoca.

Applicazioni antiche in feltro

 

La storia della ditta Lenci merita veramente di essere ricordata, è stata una vera eccellenza nel panorama industriale italiano del ‘900, leggendola si ripercorre veramente una parte della storia e della evoluzione del nostro paese dagli anni ’20 in poi!

 

STORIA DELLA DITTA LENCI: fucina di idee e incontro di artisti

Il 23 aprile 1919 Enrico Scavini deposita a Torino il marchio di fabbrica “LUDUS EST NOBIS CONSTANTER INDUSTRIA” (reg. gen. n°17955), il cui acronimo è LENCI, per “giocattoli in genere, mobili, arredi e corredi per bambino”. Il marchio consiste nell’immagine di una trottola, a una certa distanza dalla quale è avvolto elicoidalmente un filo; il tutto è compreso nella scritta “LUDUS EST NOBIS CONSTANTER INDUSTRIA”, disposta in un cerchio. Il 12 luglio 1922, sempre Enrico Scavini deposita il marchio “LENCI” (reg. gen. n°22825) per:

“giocattoli, bambole, pupazzi, confezioni, articoli di vestiario, decorazioni per vestiti, scialli, cuscini, cappelli, scarpe, pantofole, cinture, articoli di moda e fantasia, tende, mobili in legno dorato, arredamenti per la casa”.

Pare che l’acrostico sia stato coniato ad arte da Ugo Ojetti o dal poeta “Fantasio” (Ignazio Vacchetti), partendo dalle lettere che compongono il nome “Lenci”, diminutivo di Helen König (Elenchen, come la chiamava il babbo e che lei, piccolina, pronunciava LENCI), l’artista autrice delle prime bambole Lenci, nonché moglie di Enrico Scavini.

La fabbrica Lenci sarebbe presto divenuta punto di incontro di artisti e fucina di idee per lo sviluppo e la realizzazione di bambole e pupazzi, mobili per bambini, e in seguito anche ceramiche artistiche. In particolare, i primi artisti a prender parte attiva all’impresa LENCI furono Giovanni Riva e Sandro Vacchetti, che realizzarono i modelli delle prime bambole dalle teste in feltro elettroformato in appositi stampi.

Le bambole Lenci non riproducevano soltanto bambini, spesso dal volto imbronciato come il famoso “grugnetto”, ma anche figure con costumi regionali o etnici, vestiti alla moda o maschere, e personaggi di fantasia o ispirati a modelli reali, per esempio Rodolfo Valentino e Josephine Baker. Il vastissimo campionario delle bambole spaziava dagli articoli-giocattolo destinati al mondo dell’infanzia alle raffinate bambole boudoir da collezione, alcune delle quali avevano il volto di Marlene Dietrich.

Il grande successo di queste strepitose bambole in feltro valse numerosi premi alla ditta Lenci durante le varie esposizioni internazionali di Zurigo, Parigi,Roma o Milano a cui prese parte. Tuttavia, l’originalità delle creazioni Lenci fu presto messa alla prova dalle numerose imitazioni e dalla produzione, in Italia e altri Paesi d’Europa, di bambole simili ma di qualità e prezzo inferiori. Per far fronte a questo tipo di concorrenza la Lenci non poté che realizzare idee sempre nuove, come i famosi fiori in feltro Lenci inseriti a campionario nel 1926, e le ceramiche artistiche, la cui produzione iniziò nel 1927.

Nel 1927, dunque, la Lenci iniziò ad affiancare alle sue famose bambole in feltro le figure in ceramica destinate a diventare forse ancor più celebri, spaziando dai famosi nudini alle signorine leziose alla moda, dai personaggi di fantasia agli animali, dalle immagini religiose ai vasi più disparati e molto altro ancora. Alla realizzazione dei modelli collaborarono numerosi artisti, fra cui vale la pena ricordare Sandro Vacchetti direttore artistico della Lenci dal 1922 al 1934.

Le ceramiche Lenci riscuotono ben presto un buon successo e infondono nuova linfa vitale alla fabbrica torinese, ma i risultati delle vendite purtroppo non sono sufficienti a risollevarne la situazione finanziaria dell’azienda, provata dalla crisi del 1929. A causa di pesanti insolvenze da parte di clienti e distributori nei primi anni Trenta, quando la Lenci contava oltre seicento dipendenti, e in seguito anche per via delle sanzioni imposte all’Italia con la guerra d’Abissinia, la situazione di sofferenza finanziaria purtroppo si aggrava.

Nel 1933 i coniugi Scavini cedono alcune quote societarie della Lenci al Cav. Pilade Garrella, ragioniere commercialista torinese che aveva seguito la gestione Scavini sin dalla fine degli anni Venti.

Nel 1934 Sandro Vacchetti lascia la Lenci e apre una propria manifattura ceramica, che prende il nome di Essevi dalle iniziali dell’artista.

Nel 1937 Pilade Garella e il fratello Flavio acquisiscono la totalità delle quote societarie della Lenci mantenendo la direzione artistica in capo a Elena Konig, che lascerà l’incarico due anni dopo la morte del marito Enrico Scavini, avvenuta nel 1938.

Nel 1940 i Garella affidano la direzione artistica a Mario Sturani che rimarrà ancora attivo alla Lenci per oltre vent’anni, e mantengono operativa l’azienda nonostante le difficoltà e i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Beppe Garella, figlio di Pilade, inizia a lavorare nell’azienda di famiglia nel 1942. Dopo la fine del conflitto, si impegna strenuamente per diversificare la produzione Lenci aggiungendo al campionario già sviluppato in passato gli eroi di Walt Disney; i personaggi televisivi del “Carosello” degli anni Cinquanta, fra cui Topo Gigio e Calimero; ma anche Caballero e Carmencita e gli Innamorati di Peynet. Sempre negli anni Cinquanta, insieme Mario Sturani Beppe Garella si reca a Vallauris, sede dell’officina artistica di Picasso, e rinnova la produzione ceramica Lenci, che purtroppo cesserà nel 1964. La produzione di bambole e pupazzi degli anni ‘60 e ‘70, invece, continua a rinnovarsi con nuove bambole accessibili a un vasto pubblico, le Lencirelle, dal design tipico di quegli anni. All’inizio degli anni ‘80 Beppe Garella decide di riproporre i modelli di bambole Lenci degli anni Venti e Trenta in edizione limitata a un pubblico di collezionisti. La sua intuizione riscuote un grande successo soprattutto negli Stati Uniti, dove si reca egli stesso in viaggio promozionale. La riedizione numerata imponeva non solo la rivisitazione e valorizzazione del repertorio Lenci, ma anche lo sviluppo di nuove soluzioni tecniche che permettessero la realizzazione di oggetti di pregiata fattura a costi sostenibili, pur nel rispetto delle principali caratteristiche estetiche dei modelli originali. Beppe Garella, a cui va il merito di questa scelta lungimirante, ha contribuito a non far cadere nell’oblio le bambole che avevano reso il nome Lenci famoso nel mondo, e anzi lo ha ricordato alle nuove generazioni andando controcorrente rispetto alle mode dei suoi giorni.

 

I cappelli in paglia vintage

Molto carini anche i cappelli vintage da “turista inglese” in paglia di Firenze, decorati con nastri vintage e con applicazioni di fiorellini in panno lenci.

Cappello vintage in paglia con fiocco azzurroCappello da sole vintage in paglia di Firenze decorato con fiorellini da modista in panno e nastrino a quadretti anni ’50 in vendita su Etsy €65

 

Cappello di paglia vintage con fiori in pannolenci

Cappello da sole vintage in paglia di Firenze decorato con fiorellini da modista in panno e nastrino ricamato anni ’50 in vendita su Etsy €65

 

Cappello in paglia vintage con decoro ghiande

 

 

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